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UN CANE DA SPOSARE
di Alberto Fortunato

   

Tutte le migliori storie d’amore iniziano ovviamente dal primo incontro; e il primo incontro con un Hovawart nella maggior parte dei casi si trasforma in un colpo di fulmine. Basta un’occhiata per innamorarsi dell’eleganza delle sue forme, della semplicità della sua struttura e della dolcezza dei suoi occhi. A volte invece l’innamoramento è più lento, ponderato, frutto di una attenta ricerca; si mettono a fuoco le caratteristiche che per noi rappresenterebbero l’essere perfetto al nostro fianco ma spesso ciò che ne deriva è un obiettivo impossibile da raggiungere. Poi ci si imbatte per caso in un articolo di giornale o in un sito internet o in un libro e con incredulità si ritrovano tutte quelle peculiarità che pensavamo fosse impossibile racchiudere in una sola razza perché spesso inconciliabili tra loro.

Ciò che spesso incuriosisce chi si avvicina per la prima volta a questa razza è la presenza dei tre colori del mantello. In questa scelta il gusto personale prende il sopravvento; da qui nasce l’idea un po’ bizzarra di come si possano paragonare i diversi colori del mantello alle diverse tonalità della capigliatura di una donna. Il collegamento più immediato è quello del colore biondo: è sicuramente il colore più appariscente ma, proprio come le donne bionde sono spesso accumunate da luoghi comuni e rischiano di essere omologate tra loro, così l’Hovawart biondo rischia di essere confuso dalla gente poco attenta o poco esperta con il golden retriever. Ma gli uomini si sa “Preferiscono le bionde.. ma sposano le more”; e la mora in questo caso potrebbe essere l’Hovawart nero focato. Una bellezza più discreta ma probabilmente più affascinante; per la presenza delle focature ogni cane risulta unico: ad esempio le diverse disposizioni di focature a partire dal muso creano diverse espressioni che colpiscono in modo diverso ogni persona. Allo stesso modo le diverse tonalità di colore della focatura stessa: possono variare da un colore sabbia fino a un fulvo più carico e riscontrare più o meno il gusto del futuro padrone. E’ il colore che più identifica la razza e che soprattutto ultimamente riscuote più consensi; così come una donna mora che non punta solo sul colore dei suoi capelli ma mette in luce tutti gli aspetti del proprio fascino. Ovviamente non si può dimenticare il colore nero. Qui il paragone è più difficile ma si può pensare a una donna con i capelli rossi: agli occhi delle persone distratte possono risultare banali mentre per le persone attente diventano indice di originalità e sicurezza di sé e del proprio aspetto: così come nell’Hovawart nero dove non ci sono le focature a distrarre chi guarda o l’eccentricità del colore biondo. C’è la concretezza di un colore unico a sottolineare la perfezione della struttura; non ci si possono permettere sbavature o disomogeneità che verrebbero subito notate.
 Oltre al colore ciò che affascina gli ammiratori dell’Hovawart è il suo aspetto elegante e possente. Salta all’occhio come la caratteristica del compromesso pervada ogni aspetto del suo fisico. Un cane non troppo grande da risultare difficile da gestire, da alimentare, da trasportare, da portare nei luoghi pubblici o che intimorisca le persone; un cane non troppo piccolo da risultare poco adatto alla guardia o comunque all’azione intimidatoria verso gli estranei o inidoneo alle attività sportive o di volontariato di qualunque genere. Lo stesso compromesso si ritrova nel pelo: non è troppo corto e quindi non costringe il padrone a sistemare il cane in un luogo riparato al primo accenno di freddo autunnale o a preoccuparsi di qualche goccia di pioggia o fiocco di neve; non è troppo lungo o delicato da trasformare la sua cura in un fastidioso obbligo giornaliero. La sua immagine in generale non è troppo particolare o esaltata da parti del corpo portate all’eccesso; non esiste un ipertipo che possa risultare ridicolo o innaturale ma allo stesso tempo è evidente come sia frutto di una attenta selezione di decenni. Una selezione funzionale ma anche estetica; le orecchie pendenti ma non troppo lunghe, le frange nelle zampe anteriori a sottolinearne il movimento e una coda a pennacchio che si distingue tra tutti i molossoidi. Proprio come una donna da sposare che deve essere bella ma non eccessiva, che deve essere cosciente delle sue armi di seduzione ma non metterle in mostra a ogni occasione.
Dopo essere stati affascinati dal suo aspetto esteriore però non dimentichiamo che ciò che rende un rapporto davvero speciale e duraturo è il carattere. E su questo l’Hovawart è imbattibile. Anche qui prevale il compromesso: il saper bilanciare alla perfezione aspetti che se portati all’eccesso diventerebbero fastidiosi e se assenti farebbero sentire la loro mancanza. E’ un buon difensore della proprietà e della famiglia e non eccede mai nella aggressività ingiustificata o nell’abbaio continuo e ripetitivo che, oltre ad arrecare disturbo, porterebbe all’inefficacia del segnale di allarme. Allo stesso tempo è un compagno di vita quotidiana che pende dalle nostre labbra e ci accompagna nelle nostre attività, senza diventare mai morboso o appiccicoso. E’ un paziente compagno di giochi per i bambini e non perde la testa se viene lasciato solo qualche ora al giorno. Il suo equilibrio interiore lo porta a essere un cane di norma sereno e indipendente capace di discriminare con capacità innata le vere situazioni di pericolo dalle normali attività di tutti i giorni, come accettare senza dubbi o timori l’amico o il conoscente del proprio padrone. Come in ogni rapporto ci possono essere delle incomprensioni o degli errori da una parte o dall’altra ma non devono diventare degli ostacoli insormontabili. Per questo la crescita lenta e la maturazione tardiva ci aiutano moltissimo a porre le basi per un rapporto duraturo e sereno. Dopo l’entusiasmo iniziale ciò che logora e rovina i rapporti sono la monotonia e la mancanza di stimoli. A questo l’Hovawart saprà sempre porre rimedio: è un vulcano di energia, di voglia di fare e di giocare. Rimane cucciolone fino ai tre anni e mantiene il suo spirito giocoso e curioso per tutta la vita. Con gli anni acquisisce consapevolezza del suo carattere e del suo corpo e diventa un meraviglioso compagno di vita.
Il paragone tra matrimonio e rapporto cane-padrone non vuole essere offensivo o sminuente verso il rapporto uomo-donna. E’ un modo ironico per spiegare come spesso, anche nel mondo cinofilo, ci siano infatuazioni legate all’entusiasmo di uno sguardo o alla moda del momento. Solo in un secondo tempo ci si rende conto dell’errore fatto e dei difetti a cui si era data poca importanza con conseguenze drammatiche o comunque dolorose. Una razza come l’Hovawart difficilmente si sceglie per moda o per capriccio. E’ una scelta ponderata e basata su esigenze e dati di fatto.

Su tutto questo si basa l’idea scherzosa su cui si può affermare che l’Hovawart sia davvero “un cane da sposare”.